17 Novembre 2019




L'Ecomuseo
Villaggio Tholos
ECOMUSEO DEL PALEOLITICO DI VALLE GIUMENTINA

L'8 giugno 2013 è stato inaugurato l'Ecomuseo del Paleolitico nella Valle Giumentina.
L'Ecomuseo, posto di fronte all'omonimo e noto giacimento preistorico del paleolitico, si propone come sistema integrato per la valorizzazione delle principali valenze della Majella settentrionale.
Attraverso la riproposizione di sei capanne in pietra a secco, architetture povere tipiche dell'ambiente agro-pastorale abruzzese, il pubblico viene guidato in un percorso didattico e conoscitivo, alla lettura del paesaggio naturale, archeologico e storico derivato da un affascinante e secolare rapporto tra uomo e ambiente.

Nelle capanne sono illustrate, mediante pannelli, le tematiche inerenti le testimonianze ed attività dell'uomo di Neandertal a Valle Giumentina, il contesto archeologico dalla Protostoria al Medioevo nel territorio di Abbateggio, le funzioni e geometrie delle strutture in pietra a secco, insieme alla dura vita dei pastori transumanti, ed ancora i caratteri della flora e della fauna. All'esterno, con uno sguardo al giacimento paleolitico, si apprende la storia geologica di Valle Giumentina e i processi che hanno governato l'evoluzione morfologica della Majella, insieme alle trasformazioni del paesaggio naturale operate dall'uomo. Lo spazio museale è arricchito da una particolare area didattica: un laboratorio open air di archeologia sperimentale per apprendere metodi e modi di scheggiatura della selce. Fa parte dell'Ecomuseo anche una capanna destinata all'accoglienza e all'informazione sulle attività di scavo e ricerca.
Storia delle capanne in "pietra a secco"
Le più antiche testimonianze risalgono al IV millennio AC in Mesopotamia e Peloponneso, Bretagna in Occidente, con funzioni funerarie (un discorso particolare meritano i "nuraghe" in Sardegna, grandiosi e con rilevante ricchezza architettonica).

In occidente, l'area mediterranea è quella maggiormente interessata dalle costruzioni in pietra a secco. Ovunque ci sia la concomitanza di alcuni fattori quali, l'abbondanza di materiale idoneo, la necessità di costruire, il bisogno di spietrare i campi, porta alla naturale realizzazione di ricoveri di questo tipo.
Nell'Appennino centrale ed in particolare in Abruzzo, l'eversione feudale, la crisi della pastorizia ed il notevole incremento demografico nella prima metà dell'Ottocento, determinarono la messa a coltura dei terreni di media montagna. Probabilmente l'estrema indigenza dei nuovi coloni non ha permesso loro di costruire abitazioni tradizionali, orientando la loro scelta sulla costruzione a secco, economica e veloce da realizzare. E' facile immaginare una prima fase di sistemazione dei campi con muri di sostegno e recinzione, per passare alla costruzione di una capanna ove trascorrere le notti nei periodi di maggiore lavoro, riporre attrezzi e prodotti agricoli. In tempi successivi si sarà affiancata la costruzione di una abitazione tradizionale, relegando le capanne in pietra a secco, alla funzione di stalla-fienile.

L'area di maggiore diffusione delle capanne a secco, in Abruzzo, può essere suddivisa in tre zone principali: Majella, Gran Sasso Meridionale, Montagna dei Fiori. Sulla sola Majella, è concentrato oltre il 75% delle capanne, con una maggiore densità nei comuni di Abbateggio, Roccamorice e Lettomanoppello. Questa zona è importante non solo per il numero di capanne ma anche alla ricchezza tipologica, all'alto grado di specializzazione dei costruttori ed alle notevoli dimensioni di alcune costruzioni.

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